Robert Bevan, che fu celebre pittore di cavalli, racconta di aver distrutto decine di opere in cui aveva tentato di
rappresentare il nobile animale: “Quando esaminavo il quadro finito, mi prendeva l’angoscia: intuivo di non essere riuscito a riportare sulla tela nemmeno una minima frazione di quella forma meravigliosa in cui la natura ha voluto coniugare, al massimo dell’intensità, l’eleganza, l’energia plastica, la libertà. Non esistono in natura cavalli brutti.”. E’ probabile che Bevan non avesse la lettera in cui Edgar Degas scrive a un collezionista dei suoi pastelli la stessa cosa, che un cavallo non è mai brutto ( e non lo sono, aggiunge, nemmeno le ballerine, anche quando si rilassano e si massaggiano i piedi ).
Degas e Bevan esprimono come meglio non si potrebbe le ragioni del nostro amore per il cavallo, e le emozioni che proviamo quando lo cavalchiamo. Animale e cavaliere sono coinvolti in un solo flusso di energia, e la volontà e il movimento dell’uno e dell’altro, fondendosi in una sola volontà e in un solo movimento, trasformano l’uomo e il cavallo in una sola creatura: e si capisce, allora, perché i Greci immaginarono la figura del centauro, e gli attribuirono il privilegio di una sapienza profonda, e venata di malinconia. Chi sta in groppa a un cavallo, o gli deterge il sudore, o l’osserva mentre sta fermo e pare che mediti e ascolti voci misteriose, esce dal suo spazio abituale e a poco a poco percepisce sé stesso e la realtà circostante in una prospettiva nuova e più profonda, si sente più libero, coglie sempre più nitidamente la dimensione della bellezza vitale della natura.Noi delle Giacche Verdi ci proponiamo di educarci e di educare al culto di questa bellezza, e di ricercarne le forme e la potenza nella natura della nostra Montagna, nei cui spazi incantati il cavallo ci porta e ci guida. E così ci consente di sperare che da una natura così bella e così vera possa venire la salvezza per questa nostra società, che ha bisogno disperato di valori e di ideali.
Cimmino C.