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Ottaviano. Dal Parco Verde con le Giacche Verdi per scoprire il mondo ippico


Ottaviano. Dal Parco Verde con le Giacche Verdi per scoprire il mondo ippico Ottaviano. Dalle palazzine del Parco Verde alla Città di Pace: studenti in sella al cavallo per gridare no alla dispersione scolastica e si al rispetto dell’ambiente. Se è vero che il sorriso rappresenta l’espressione della cultura, l’esercito dei bambini, dell’Istituto R. Viviani del Parco Verde- Pascarola di Caivano, ieri ha ricevuto il massimo del riconoscimento ad honorem per una lezione davvero speciale. Un percorso didattico partito tra i banchi di scuola ed arrivato, grazie alla disponibilità, ancora una volta, dell’Associazione Giacche Verdi ed il suo Presidente Andrea Nocerino, in uno dei punti strategici del Parco Nazionale del Vesuvio. Nella singolare cornice , quella di Villa Elena, messa a disposizione dall’impeccabile padrone di casa, sempre disponibile a sposare tali iniziative, Gennaro Manzi, con i figli Filippo ed Emilio, gli studenti hanno potuto vivere una mattinata relazionandosi con i cavalli.Un percorso inaugurato con la lezione di Antonio Franzese,detentore dell’antica arte della mascalcia ovvero dalla produzione alla ferratura a caldo dell’ equide, passando da quella delicata della sellatura tenuta da Angelo Tufano, sino al galoppo e trotto. A cavalcare il riscatto per un giorno, loro che troppo spesso vengono etichettati come “ragazzi diversi” hanno galoppato in sella a quei cavalli liberi da pregiudizi, dai problemi e dalle difficoltà nelle quali ogni giorno sono calati, accompagnati passo per passo dai loro speciali cavalieri:Pasquale Sannino,Domenico Tufano,Gaetano Lamberti e Riccardo Compagnone. “Il cavallo per me rappresenta la libertà: mi porta lontano da dove si spaccia, si uccide e si arresta, ma dove ci sono i cavalieri e i castelli”, questo uno dei tanti pensieri raccolti su delle nuvole in uno dei cartelloni realizzati dove i bambini hanno raccolto le loro sensazioni. Insomma,tanti i sorrisi e soprattutto la gratificazione per i docenti e la stessa dirigente scolastica, la prof. Eugenia Acanfora, per una mattinata che per una volta ha saputo ricalcare quello che c’è di buono in quei bambini: la libertà troppe volte negata di essere bambini.

Monitoraggio Giacche Verdi sulle vette innevate del Vesuvio



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Progetto Educazione Civica nelle scuole...




Giacche Verdi Ottaviano "Premio Masaniello 2011 - Napoletani Protagonisti"

Si rinnova anche quest’anno l'appuntamento con il riconoscimento ai napoletani protagonisti con il "Premio Masaniello 2011 - Napoletani Protagonisti".

Il Premio Masaniello nasce dall'idea di valorizzare il patrimonio culturale napoletano e mettere in luce il quartiere del Mercato, cuore storico di Napoli.
Attraverso i riconoscimenti ai partenopei che si sono distinti si punta a segnalare gli esempi positivi utilizzandoli quale leva per riscoprire l'orgoglio di essere napoletani.
Come nelle precedenti edizioni, anche il programma 2011, la cui serata finale si terrà domenica 25 settembre, a partire dalle ore 20, avrà come sfondo la Piazza e la Basilica del Carmine Maggiore, che fu teatro della storica rivoluzione del pescivendolo Tommaso Aniello d'Amalfi, che nel 1647 sfidò la nobiltà spagnola, che governava la città.

Anche quest’anno, quindi, si premieranno i migliori esempi di napoletani protagonisti, per mettere in evidenza la cultura, l’intraprendenza, l’arte partenopea.
Un’edizione sontuosa e articolata, assicurano i promotori del Premio Masaniello, Luigi Rispoli, Presidente del Consiglio Provinciale di Napoli e Umberto Franzese, coordinatore del comitato scientifico dell’A.I.G.E., dedicata ai Saperi e Sapori.

 

Giacche Verdi, domenica 22 Maggio 2011

E’ stata una domenica intesa di avvenimenti.

Il gruppo a cavallo ed a piedi, delle Giacche Verdi Raggruppamento Provinciale di Napoli, è partiro dal territorio Ottavianese per ritrovarsi insieme in cima al Vesuvio. Il monitoraggio è stato effetuato battendo sentieri differenti in modo tale da raccogliere più informazioni possibili su un territorio cosi ampio.

Il gruppo a piedi ha percorso parte dei sentieri “Lungo i Cognoli”, “La Strada Matrone”, “Il Gran Cono”.

Il gruppo a cavallo ha percorso tutto il sentiero “La Valle dell’Inferno” e parte del percorso “Il Gran Cono”.

Su in cima ci hanno accolto i titolari del bar rifugio " La Capannuccia " con la solità ospitalità che li contraddistingue.

Durante il ritorno, a circa 15 minuti dallo Slargo Prisco, il Presidente Provinciale dott. A. Nocerino ha incontrato gli Scout dell’A.S.C.I. Esploratori e Guide d’Italia del Gruppo Casandrino I che stavano svolgendo un’uscita di riparto con la partecipazione di 4 squadriglie e con l’assistenza della pattuglia Rover e Scolte del medesimo Gruppo, a cui sono state fornite delle indicazioni sui sentieri del parco. Gli stessi sono stati invitati a ritornare nel nostro splendido Complesso Vulcanico Somma-Vesuvio accompagnati da una delle nostre guida esperte.

SommaVesuvioDiscovering
Umberto Massimilano Saetta
Guida Esclusiva Parco Vesuvio
+39 335 5842706
vesuviotrekking@gmail.com





PUOI GUARDARE TUTTE LE FOTO DELLA GIORNATA NELLA FOTOGALLERY

Giacche Verdi Ottaviano "398° Fiera Vesuviana"

3° anno del reparto Equestre
S. GENNARO VESUVIANO E IL CAVALLO
Le origini dell’insediamento umano che oggi si identifica in San Gennaro Vesuviano si perdono nella notte dei tempi; infatti la terra vesuviana e in particolare il Piano di Palma furono abitati in tempo preistorico nell’età del Bronzo, poi in epoca sannitica, in epoca romana, con una continuità storica che, relativamente all’andamento della popolazione e ai fenomeni vulcanici,
anche disastrosi..., che investirono il territorio, non ha sostanzialmente visto soluzione di continuità.
In epoca medievale, dall’anno 1000 in poi, ritroviamo nella pur vasta Selva Piana vari insediamenti che facevano riferimento alla Chiesa di Sant’ Januarius in silva, che diede nome al territorio, così individuato nei documenti del tempo.
A metà del 1400, in una fase di grande espansione della popolazione, in seguito a disboscamento, furono messi a coltura ampi territori, anche il Piano viene liberato dal querceto densissimo che lo aveva in grandissima parte occupato, almeno dalla fine delle eruzioni disastrose del VI secolo.
Il disboscamento fu occasionalmente causato dall’esigenza di re Alfonso il Magnanimo per praticar la caccia al falcone insieme con la bella Lucrezia d’Alagno e con la Corte Napoletana, che, annualmente, si recava alla passa della caccia nel Piano di Palma.
Dopo Alfonso d’Aragona anche i suoi successori continuarono a frequentare il rinomato sito di caccia. In particolare il figlio naturale e successore al trono, Ferrante, fece costruire al centro del Piano una maestosa Cavallerizza che da lui prese il nome di Cavallerizza di re Ferrante, dove venivano ospitati 120 cavalli al seguito del re, con camere al piano superiore per alloggiare la corte.
Anche Alfonso II e Ferdinando II (Ferrandino) continuarono l’esercizio della caccia nel Piano. Con la fine del Regno e l’istituzione del Vicereame le cacce reali furono abolite, ma la Cavallerizza ancora per un secolo ospitò le migliori razze di cavalli del regno al servizio della Regia Corte, grazie all’abilità dei cavallerizzi acquistata nella doma e nell’addestramento dei manieri per la caccia e di quelli dall’andatura ambia. Poi le stalle regie furono trasferite dal Piano di Palma a Napoli, prima in quella che successivamente fu sede dell’Università degli Studi, ed attualmente
ospita il Museo Nazionale e poi al Ponte della Maddalena.
Quando nel 1613 il Marchese di Lauro e Signore di Palma, Scipione Pignatelli istituì la Fiera nello spiazzo aderente all’antica Cavallerizza, proprio davanti al Convento Francescano, donando ben 20 moggi di terreno (pari ad 80.000 mq), la nuova istituzione, anche per il privilegio di essere Fiera franca, ben presto divenne una delle più importanti fiere dei cavalli nel territorio campano e meridionale, perché le competenze acquisite dai cavallerizzi si conservarono e furono trasferite nell’abilità commerciale. Infatti nella Fiera di S. Gennaro convenivano allevatori e venditori da ogni parte d’Italia, vedi Maremma toscana, aree bolognese, calabrese e sarda addirittura, per esporre e vendere i loro esemplari.
Questa caratteristica si è conservata per secoli.
Con la fine dell’utilizzo del cavallo come mezzo di trasporto e come ausilio per il lavoro nei campi, ovviamente, anche il grande afflusso equino, all’interno della fiera, dalla fine degli anni cinquanta agli anni settanta dello scorso secolo, annualmente scemò, fino all’eliminazione totale dei
cavalli da tiro e da lavoro, per ridursi all’esposizione dei soli cavalli da diporto, ai cavalli da sella, ai pony. La grande fiera equina fu trasformata in vari momenti di esibizione, esposizione di calessi e carretti tradizionali, gare equestri, gare di abilità, esibizioni dimostrative su strada: una tradizione che continua ancora oggi continua perché nel profondo dell’animo di ogni cittadino di S. Gennaro alberga l’amore atavico per il più nobile animale che ha contribuito, per oltre cinquemila anni, allo
sviluppo della civiltà umana.
Ci auguriamo che presto, superando particolarismi e protagonismi di maniera, si possa, nell’ambito del territorio cittadino, individuare un luogo da dedicare alla cura per questo nobile animale dove esplicare l’amore che grandi e piccini nutrono per lui.
Prof. Aniello Giugliano


L'ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIACCHE VERDI VI ASPETTA AL REPARTO EQUESTRE TUTTE LE SERE DALLE 18:30 ALLE 22:00

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